Questa settimana si è svolta la commissione servizi alla persona per discutere le modifiche al Regolamento della Consulta cittadina per i diritti delle persone con disabilità.
Una seduta che ho preparato cercando di approfondire, studiando e confrontandomi con chi conosce l’argomento più e meglio di me.
Ammetto di esser tornato a casa sconfortato. La commissione non aveva la finalità di migliorare compiti, ruolo e lavori di un organismo di partecipazione particolarmente importante in una città che ancora oggi è uno schiaffo in faccia per le persone con disabilità e in generale per tutti coloro che vivono situazioni di fragilità.
Sinteticamente: la commissione serviva alla maggioranza per cercare di epurare dalla consulta persone non gradite. Non entro neanche nel merito della valutazione del lavoro svolto, della qualità dei componenti o del dibattito all’interno della consulta. Non credo sia questo il tema.
Il punto è il modo in cui questa Amministrazione – esattamente come da tradizione di questa destra sgangherata, che ha plasmato questa città non città – gestisce il potere. Come fosse una cosa loro. Come fosse casa loro.
Piegandolo a interessi di partito o personali. E poi infarcendo con la solita retorica del bene della città, con gli ammiccamenti di volta in volta veri o fasulli. Inserendo un giorno in un Regolamento regole sgangherate (e incostituzionali) per impedire a qualcuno che è antipatico di parlare. Ospitando un altro giorno in aula consiliare (che è l’aula di tutti) eventi elettorali, con la disinvoltura di chi non capisce la differenza tra bene proprio e bene comune. O fa semplicemente finta di non capire.
Con queste premesse, cosa è lecito aspettarsi dalla maggioranza al governo della città?

