𝗜 𝗹𝘂𝗼𝗴𝗵𝗶 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮𝗻𝗼. 𝗔 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲.
Ieri sera, in largo Santa Rita, insieme a Niko Martinelli abbiamo incontrato tante cittadine e tanti cittadini di Marina di Ardea. Abbiamo ascoltato problemi, proposte, preoccupazioni, ma c’è una parola che è tornata più volte durante la serata: 𝙙𝙞𝙢𝙚𝙣𝙩𝙞𝙘𝙖𝙩𝙖.
E guardandoci intorno era difficile non pensarla allo stesso modo.
Quella piccola piazza tra i palazzi, con la statua di Santa Rita che sembra osservare silenziosa il passare del tempo, racconta una storia diversa da quella che questo quartiere meriterebbe. L’aiuola in cui ci siamo ritrovati, senza alberi, con l’erba alta, gli oleandri che invadono la strada e senza una panchina dove sedersi, è l’immagine concreta di una cura che manca.
𝗘𝗽𝗽𝘂𝗿𝗲 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗻𝗮 𝗱𝗶 𝗔𝗿𝗱𝗲𝗮 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗽𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗯𝗲𝗹𝗹𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗼. Ha il mare davanti, la campagna alle spalle, una storia e un’identità che meritano di essere valorizzate, soprattutto proprio nei mesi in cui migliaia di persone la scelgono per trascorrere l’estate.
Mentre parlavamo mi è tornata in mente anche la vecchia casa delle 𝘚𝘶𝘰𝘳𝘦 𝘝𝘪𝘯𝘤𝘦𝘯𝘻𝘪𝘢𝘯𝘦. Da bambino ci andavo per i ritiri del catechismo. Per tanti della mia generazione quel luogo è stato un punto di riferimento, un presidio educativo e umano. Anche questo fa parte della memoria di Marina di Ardea: una comunità che aveva luoghi capaci di far incontrare le persone.
Credo che una città debba ripartire anche da qui. Dal 𝗿𝗲𝗰𝘂𝗽𝗲𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗯𝗲𝗹𝗹𝗼, perché la bellezza non è un lusso. È una forma di rispetto verso chi vive un territorio ogni giorno. È ciò che educa, che crea appartenenza, che spinge le persone ad avere più cura degli spazi comuni.
Noi ieri abbiamo fatto quello che continueremo a fare: ascoltare, prendere appunti, raccogliere idee e bisogni. Ma è impossibile non vedere, in quel degrado, il segno di un’amministrazione che fatica perfino nelle cose più semplici, quelle che migliorano concretamente la qualità della vita.

