Sulla vicenda della ragazza che ieri è stata investita mentre – alle 6 di mattina – aspettava l’autobus che l’avrebbe dovuta portare a scuola c’è tutto il dramma di una città che non è una città.
Che non ha una scuola superiore. Che non ha strade decenti, non solo prive di buche, ma anche e soprattutto con marciapiedi, sistemi di regimazione delle acque, segnaletica orizzontale e verticale. Che a volte non ha neanche le strade, visto che in molti quartieri di Ardea il Comune non ne è neanche proprietario! Che non ha un trasporto pubblico locale dignitoso. Che non facilita relazioni tra i suoi abitanti (a volte, mettendosi insieme, le famiglie riescono anche a risolvere criticità che il Comune non riesce ad affrontare bene e velocemente).
Parlavamo di questo, quando una settimana fa ai consiglieri di maggioranza facevamo notare che portare in aula un provvedimento che continua ad aggiungere cubatura a casaccio, senza neanche affrontare uno di questi numerosi problemi, non è “fare il bene della città”, anzi.
La ragazza fortunatamente non è in pericolo di vita.
Ma ha ragione Monica, che da settimane cerca senza fortuna di attirare l’attenzione di un’Amministrazione “in altre faccende affaccendata”: la città chiede con urgenza una politica capace di ascoltare, di dialogare, di intervenire. E non concentrata solo su equilibri di potere.

