Ogni incontro mi lascia addosso la stessa sensazione.
Parto pensando di andare ad ascoltare i problemi di un quartiere e torno a casa con la convinzione che Ardea abbia molte più risorse di quelle che spesso riusciamo a vedere.
Ieri sera, in via Pompei, abbiamo parlato di strade troppo strette, di un’illuminazione insufficiente e delle difficoltà legate al tipo di allacci fognari. Problemi reali, che chi vive questa zona affronta ogni giorno. E paga spesso di tasca propria.
Ma insieme alle criticità ho incontrato anche 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗱 𝗔𝗿𝗱𝗲𝗮. Persone che hanno lasciato altre città, che qui hanno costruito una famiglia, a volte aperto un’attività, immaginato un futuro. E ogni volta mi colpisce una cosa: anche chi è più severo nel giudicare questa città, finisce con il parlare di ciò che Ardea potrebbe diventare. Del suo potenziale, delle occasioni perdute, di quello che ancora manca.
𝗘̀ 𝘂𝗻 𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲. 𝗦𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗮𝗿𝗿𝗲𝘀𝗲.
In questi incontri sto scoprendo anche altro: competenze, esperienze, professionalità, un forte senso civico. 𝗖’𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮 𝘃𝗼𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝘀𝗶 𝗶𝗻 𝗴𝗶𝗼𝗰𝗼 e di contribuire al futuro della città.
Ed è questo che mi rende ottimista.
Perché il cambiamento non dipende solo da chi amministra. Dipende anche dalla capacità di una comunità di ritrovarsi, discutere, confrontarsi e costruire insieme una direzione.
Ardea ha tutte le energie per crescere, dal punto di vista sociale, culturale ed economico. 𝗤𝘂𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗲̀ 𝗺𝗮𝗻𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗳𝗶𝗻𝗼𝗿𝗮, 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗼 𝘀𝗽𝗲𝘀𝘀𝗼, 𝗲̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗼𝘀𝘁𝗮 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗲 𝗱𝗶 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗹’𝗮𝗹𝘁𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗲 𝗲𝗻𝗲𝗿𝗴𝗶𝗲.
Noi continueremo a camminare nei quartieri, ad ascoltare e a costruire, un incontro dopo l’altro. Perché è da qui che, ne sono sempre più convinto, può nascere una stagione nuova per la nostra città.

