Troppo caldo. Ardea è preparata?

Tor San Lorenzo

In questi giorni ce lo ripetiamo tutti: fa caldo. Tanto caldo.

Ma forse dovremmo cominciare a dirci anche un’altra cosa: il caldo è un fatto politico.

Lo dicono anche i numeri. Secondo la banca dati storica de ilMeteo.it, nel 1996 la temperatura media di questo periodo era di 23,7 gradi. Nel 2006 di 23,8. Nel 2016 di 24,9. Quest’anno siamo arrivati a 29 gradi di media, con massime oltre i 33.

Se le nostre estati cambiano, devono cambiare anche le nostre città. Perché il caldo non è uguale per tutti: pesa di più su bambini e anziani, su chi lavora all’aperto, su chi vive in case poco isolate e su chi non può permettersi un condizionatore acceso tutto il giorno.

Affrontare il caldo significa allora fare politiche pubbliche.

Significa piantare alberi e creare ombra. Ad Ardea negli ultimi anni ne abbiamo piantati pochissimi e ne abbiamo persi molti. Significa avere parchi aperti e curati e luoghi pubblici climatizzati dove trovare riparo nelle ore più calde.

Significa anche ripensare strade e piazze: meno asfalto, più terra, alberi e verde. Basta attraversare di giorno la nuova piazza di Tor San Lorenzo, assolata e con pochissima ombra, per capire quanto il modo in cui progettiamo gli spazi faccia la differenza. E significa curare il verde e prevenire gli incendi che ogni estate minacciano i nostri quartieri.

Non è un problema soltanto nostro. Nel Regno Unito il nuovo governo laburista ha già riunito il comitato nazionale per le emergenze per affrontare caldo, siccità e incendi. Mentre da queste parti una parte della politica preferisce discutere di improbabili “invasioni” da Ceuta, la realtà ci presenta problemi molto più concreti.

Anche Ardea dovrebbe dotarsi di un Piano del verde urbano e di una strategia di adattamento al caldo.

Non possiamo abbassare la temperatura con una delibera comunale. Possiamo però decidere che città vogliamo avere quando quella temperatura sale.

E questa, sì, è una scelta politica.