Ho letto in queste ore la notizia della crisi che sta attraversando la Lega a Pomezia. Non entro nel merito delle vicende interne a quella città: ci sono tanti bravi consiglieri che, anche all’opposizione, lavorano con serietà e competenza.
Ma la vicenda mi offre lo spunto per una riflessione più ampia.
Ho sempre pensato che politica sia una cosa seria. E i partiti possano e debbano essere 𝗹𝘂𝗼𝗴𝗼 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼, 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗼, 𝗱𝗶 𝗮𝘀𝗰𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗲 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗶𝗱𝗲𝗲 𝗲 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗼𝘀𝘁𝗲.
Se invece diventano dei taxi da prendere e lasciare a seconda della convenienza personale, di quante “posizioni” si possono scalare o di quale ruolo si può strappare, allora la politica muore.
Il governo di un territorio rischia di trasformarsi in 𝗺𝗲𝗿𝗼 𝗺𝗮𝗻𝘁𝗲𝗻𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗿𝗲. Un potere che non è più servizio, ma fine a se stesso, come in una monarchia assoluta a cui il bene comune non interessa.
In questo, Pomezia sembra essersi un po’ “𝘢𝘳𝘥𝘪𝘦𝘴𝘪𝘻𝘻𝘢𝘵𝘢”: da noi – ma purtroppo non solo da noi – queste logiche sono antiche. E il risultato è sempre lo stesso: frustrazione, disaffezione, bassa partecipazione. Basta guardare i dati dell’affluenza alle urne.
Attenzione: il punto non è che qualcuno cambi partito. Tutti hanno il diritto di cambiare idea e fare il proprio percorso. Il problema è che, spesso, questi percorsi non hanno nulla di politico: sono 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗲 𝗶𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝗱𝘂𝗮𝗹𝗶, 𝗴𝘂𝗶𝗱𝗮𝘁𝗲 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗱𝗮𝗹 𝗰𝗮𝗹𝗰𝗼𝗹𝗼 𝗲 𝗱𝗮𝗹 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗿𝗲.
Noi invece continuiamo a credere fermamente in un altro modo di vivere la città. 𝗡𝗼𝗻 𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗶𝗹𝗹𝘂𝘀𝗶: 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗲̀ 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲, con un pizzico di orgoglio, con studio e competenza, con ascolto e condivisione e tanta pazienza e perseveranza.
Voi come la vedete?

